Nei giorni scorsi, Milano è stata teatro della lotta tra analogico e digitale: lo sciopero selvaggio dei tassisti milanesi contro l’app Uber ha destato l’attenzione dell’opinione pubblica sulla presunta illegalità della piattaforma di prenotazione di corse private in auto, ma soprattutto sulla posizione della categoria professionale dei tassisti nei confronti dell’innovazione tecnologica, su cui è stata chiamata a pronunciarsi la stessa politica, tra posizioni conservative del Ministero dei Trasporti e l’apertura del Premier Renzi.

La sentiment analysis effettuata nei giorni dello sciopero milanese, tra il 18 e il 25 maggio, rileva 8,400 post contenenti la parola “uber”, principalmente provenienti dal canale Twitter, con picchi maggiori nelle giornate del 21 e 22 maggio, generando un totale di 42 milioni di potenziali impression.

Uber Social Sentiment Overview

Uber Social Sentiment post volume

Negli stessi giorni le conversazioni sulle parole chiave “sciopero tassisti” hanno generato un volume di 1,581 post, generando 6,9 milioni di impression totali.

In particolare, il volume di conversazioni sull’argomento “sciopero tassisti”, che in occasione di scioperi passati si concentravano sulla data di interruzione del servizio, questa volta si sono protratte per più giorni, in associazione all’argomento “uber”, dimostrando un alto livello di interesse se non per le sorti dell’app, per quelle dell’innovazione nel nostro Paese.

Molte opinioni concordano sulla natura “surreale” della protesta contro una piattaforma che non opera direttamente nel settore dei trasporti e il cui scopo è quello di mettere in comunicazione autisti e privati, come si può leggere in alcuni dei post più re-twittati:

Uber top retweets

Uber Top Retweets

Tuttavia, le proteste non sono concentrate solo nel nostro Paese: già dallo scorso anno la protesta imperversa a Berlino, Bruxelles, Parigi, Londra, ma anche a New York e Seattle. La stessa Neelie Kroess, Commissario UE per l’agenda digitale è intervenuta a difesa dell’app californiana contro il ricatto dei tassisti.

Nel frattempo, secondo indiscrezioni del Wall Street Journal, Uber starebbe trattando un finanziamento di 500 milioni di dollari, che porterebbe il valore dell’app a 12 miliardi, dimostrando di credere fermamente nel successo del proprio modello e suggerendo, parafrasando Darwin, non la strategia della forza ma la via dell’adattamento al cambiamento.