Il conflitto Israelo-Palestinese insanguina le terre del Vicino Oriente dalla fine della Seconda Guerra Mondiale ed è ancora oggi un focolaio di guerra e odio che che massacra i due stati da quasi 70 anni e influenza gli equilibri politici internazionali.

In particolare, i raid israeliani di questi giorni, lanciati sulla striscia di Gaza con l’intento di colpire le postazioni di Hamas dopo l’uccisione di tre giovani ragazzi ebrei, si abbattono inesorabili sulla popolazione civile, rianimando un conflitto senza soluzione di continuità di cui siamo ormai abituati ad ascoltare l’eco lontana, tanto che le lacrime dei brasiliani sconfitti sui campi di calcio dei Mondiali 2014 sembrano aver suscitato l’attenzione mediatica globale più delle lacrime e del sangue che scorrono nei campi di battaglia di Israele e Palestina.

Tuttavia, da un monitoraggio sui canali social effettuato nei giorni scorsi emerge chiara l’attenzione e la sensibilizzazione dell’opinione pubblica italiana su web e social media, generando oltre 6.000 post accomunati dall’hashtag #breakingthesilence, intenzionati cioè a portare alla luce l’evoluzione del conflitto e a sensibilizzare l’intervento delle istituzioni per fermare i bombardamenti su Gaza.

Breaking The Silence Analytics Summary

Forse non è un caso che “Breaking the silence” sia anche il nome dell’organizzazione no profit dei soldati israeliani, che si propone il compito di riportare le verità della vita sul fronte presso la popolazione civile, unificando le due parti almeno nel comune intento di “rompere il silenzio” e portare all’attenzione dell’opinione pubblica interna e internazionale i fatti e le conseguenze di questa guerra.

Un silenzio che si fa ormai “assordante”, come riportato in uno dei tweet più condivisi, postato dal gruppo musicale italiano 99Posse:

99posse tweet
La necessità di far luce su questo conflitto emerge anche nel raggruppamento dei temi più citati nelle conversazioni su social media, dove emerge centrale il messaggio: “Vogliamo la verità”:

Topic wheel #breakingthesilence
Nel word cluster generato emerge, tra le altre, la parola “genocidio”, con cui si identifica inesorabilmente l’intervento israeliano a scapito della popolazione civile palestinese:

Word Cluster #breakingthesilence
Tra le piattaforme più utilizzate spiccano Twitter e Facebook, seguite dalla piattaforma di blogging Blogspot, mentre tra i media nazionali emerge nell’elenco il solo Messaggero, ad evidenziare come l’attenzione per questi temi sia suscitata più nei singoli che dalle fonti mediatiche:

Top sites #breakingthesilence
Tra gli account più citati: il quotidiano La Repubblica, l’account del Primo Ministro Matteo Renzi e l’account di RaiNews:

Top mentions #breakingthesilence

Ancora una volta dalla rete emerge il lato umano dell’opinione pubblica che va al di là dei meccanismi e dei temi dell’agenda mediatica e governativa, chiamando in causa l’indifferenza dei governi e sdegnandosi nei confronti dei media schierati, in un generale richiamo al rispetto e alla sensibilità verso la sofferenza e i morti di questi due popoli, che non possono passare inosservati.